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    32 Comments

    1. l’Italia che sta pompando il numero di laureati con le università telematiche

      oh nooo chi sta dicendo questa verità?

    2. Adorable-Ad3009 on

      È pazzesco, la cultura e l’educazione si tramandano di padre in figlio prima che a scuola 🤯

    3. curioso, nella mia classe del liceo tutti quelli che si sono laureati (una dozzina) non erano figli di laureati.

      Chissà se è cambiato qualcosa nella demografia negli ultimi vent’anni (io mi sono diplomato nel 99 credo)

    4. Io sono il primo laureato in famiglia dalla notte dei tempi.
      Ho scelto un percorso professionale totalmente diverso da quello di famiglia, nonostante avessi potuto subentrare nell’attività di mio nonno ( cosa che ora gestisco come attività secondaria ).

      Si, sono pure stato un fuoricorso, dato che lavoravo durante il percorso di studi, appositamente per non pesare sul bilancio familiare. Che male c’è?

    5. Se sei figlio di poveri e “ignoranti” gg. Altro segnale netto di come in Italia l’ascensore sociale sia rotto.

    6. No_Membership_8826 on

      Purtroppo l’ascensore sociale italiano è completamente rotto.
      La famiglia di partenza influisce tantissimo sul futuro dei figli.

      Ci sono e saranno sempre unicorni che partendo dal nulla sfonderanno ma un sistema paese si tiene in piedi con una popolazione che nella media ha successo non con milioni di poveri e qualche unicorno ricco.

    7. BedImmediate4609 on

      L’ascensore sociale è rotto già dalle superiori, che però mascherano il problema regalando a tutti un titolo che ormai vale sempre meno.

    8. __boringusername__ on

      E per dire, quelli come me che si sono laureati come “primi” della famiglia, comunque abbastanza benestanti (mio padre aveva unázienda di 4-5 dipendenti)

    9. Sicuramente da una parte (e forse anche largamente) è per una pura e semplice questione di soldi, dall’altra però credo ci siano anche fattori pregiudizievoli come l’avversione alla cultura e la sfiducia verso la formazione accademica, che è però oggettivamente osteggiata dal punto di vista pratico, dato come le imprese ed il mercato non riescano a (o vogliano) gratificare chi esce da un periodo di formazione. 

    10. Mi infilo sul discorso fuoricorso: è, purtroppo normale, dato il salto tra liceo e università.

      Il modello scolastico, che nonostante un continuo ed una continua erosione verso qualcosa di troppo orientato allo svhiavismo ehm al lavoro, reputo estremamente solido e preferisco è completamente opposto al modello universitario.

      Uno studente che, dopo aver studiato per 13 anni in un modo si trova a fare un 180, chiaramente si troverà in difficoltà.

      Si noti anche che per insegnare in università, dato il modello di insegnamento, non serve nessuna preparazione “alla didattica”.

      Ho personalmente riscontrato che chi si laurea in tempi è generalmente chi è molto inquadrato, proiettato a lavorare, fatturare e uscirsene.. ma wuesto ha solo valore aneddotico/aneddotale, come si dice non so

    11. Ereptile-Disruption on

      La laurea ora come ora è uno scam.

      Lo stipendio della maggior parte dei laurati non giustifica gli anni ed i soldi spesi per ottenere il titolo (salvo alcune eccezioni)

    12. 38 anni e questo post mi triggera. Non figlio di laureati (i genitori sono però vecchietti, over 70 e magari non era la norma laurearsi, allora). Anche per altri amici è successo che chi non ha proseguito, aveva i genitori non laureati.
      Deve essere un qualcosa di “psicologico” che gira in famiglia, il non dare per scontato negli anni, nei discorsi vari, col prorpio figlio che esso “dovrà” proseguire. Sapendo che non è la morte di nessuno, se tuo figlio va a lavorare subito. D’altronde ho fatto l’ITI. E 20 anni fa ti arrivavano offerte anche in uffici tecnici etc ecc.
      Oggi, quasi 20 anni dopo, sebbene un po’ mi dispiaccia l’aspetto del non poter dire in giro “sono ingeniere”, mi accorgo che ho risparmiato (accumulato) tipo 100k in quello che per altri sono stati 5+ anni di studi e spese/affitti vari (sparo un -50k?)
      E alla fine in sto paese, se devo essere ingegnere da 2k al mese, non troppo cambia dal non esserlo e fare cmq 1750. Quei 100k tenuti minimamente investiti mi danno ritorni simili. Ma mi è “”””andata bene””””. Oggi, se guadagnarsi molto meno, rosicherei troppo.

    13. Leggendo i commenti forse sono controcorrente ma non mi sembra una cosa così assurda. I miei insegnano a due università e fin da piccolo hanno provato a farmi capire quanto è importante studiare. (Che poi per loro la laurea è il minimo indispensabile è un altro discorso, e forse è questo che andrebbe discusso perchè tante persone fanno l’università solo per il volere dei genitori). Poi ho conosciuto persone, sia alle medie che al liceo, i cui genitori non hanno hanno fatto l’università, e ho visto come ci sono molte meno aspettative da parte della famiglia, che poi si dividono in famiglie che sperano che il figlio si laurei ma non lo spingono, e famiglie “all’antica” che vedono l’università come una perdita di tempo. La statistica che a me preoccupa invece è quella di 2 studenti su 3 che vanno fuoricorso, non sarebbe il caso di rivedere i programmi e i tempi se la maggior parte non ce la fa?

    14. L’Italia è quel Paese che oscilla tra il “studiare non serve a niente” e il “eh ma non abbiamo abbastanza laureati”.

      Poi ci lamentiamo che da noi il divario sociale aumenta, che non c’è scalata sociale…

    15. La cosa divertente è che in Italia in molte facoltà laurearsi è eccezionalmente facile, soprattutto se si ha l’intelligenza sociale e si sanno utilizzare gli espedienti dato che ci sono professori che vogliono sapere le loro cose tuttora. Il fatto però disarmante è che molti dei miei amici eccezionali non supera i 2000-2200 euro al mese, sostanzialmente gli stessi che fa il mio compagno che fa io pizzaiolo o l’elettricista (che però ne fanno magari di più in nero e prendono RdC dato che risultano quasi nulladichiaranti). Quindi se si guarda al guadagno puro oggi costruire un ponte o progettare un edificio ti costa umanamente tantissimo anche int ermini di stress e usura e rischi legali mentre se metti male un tubo nel 90% dei casi ti ignorano o ti bloccano e se la vivono alla grande

    16. Lasciando da parte il problema principale, mi volevo soffermare sulla questione dei fuori corso.

      Quando si e’ passati alla formula 3+2 con la riforma Berlinguer lo scopo era non far andare fuori corso gli studenti, a costo di un’universita’ che diventava piu’ un “super-liceo” come nel resto del mondo occidentale.

      A me che al tempo facevo il dottorato di ricerca sembrava un classico caso di rivoluzione all’Italiana, dove si cambia la legge ma non si fa nulla per cambiare come funziona la realta’ (leggi: investimenti).

      I successivi 25 anni di tagli e precarizzazione del personale accademico (i giovani capaci, non i vecchi scoreggioni, ovviamente) piu’ tardi, e non solo la qualita’ degli studenti che escono dalle nostre universita’ e’ calata drammaticamente, ma non si e’ nemmeno risolto il problema del fuori-corso cronico.

      Mi e’ bastato vedere mia figlia che ha inziato l’universita’ da poco: orari delle lezioni assurdi, aule strapiene, disorganizzazione assoluta, nessuno sforzo didattico per spingere gli studenti alla continuita’.

      E nel contempo non abbiamo nemmeno trasformato il nostro dottorato di ricerca in un percorso serio di apprendimento come e’ in altri paesi, per ovviare al calo di qualita’ dell’istruzione universitaria di base.

      Bravi tutti, sia l’accademia che si e’ rifiutata di cambiare un’unghia, ma anche e soprattutto 25 anni di governi di ogni colore che hanno affondato la nostra istruzione superiore.

    17. Premetto che la mia è aneddotica.

      Io sono il primo della mia famiglia ad essersi laureato. Da parte di padre vengo da una famiglia di contadini, da parte di madre di pescatori/pescivendoli. Origini umili, ma gente che col duro lavoro si è riuscita a costruire qualcosa, emancipandosi. Non ce la passiamo male economicamente, ma come ho detto, siamo gente semplice ed umile.

      Dei miei amici, la stragrande maggioranza si è laureata. Quasi tutti di buona famiglia, con genitori laureati anch’essi. Dei miei ex compagni del liceo, solo due non si sono laureati (ci arrivo dopo).

      Della cerchia degli amici del liceo, io sono quello che guadagna più di tutti e l’unico ad avere un lavoro a tempo indeterminato.

      Per quanto riguarda invece i miei amici che non hanno studiato, sono tutte persone che, pur spaccandosi la schiena, si portano a casa un sacco di soldi. I due che non hanno studiato hanno aperto due attività redditizie ed ora guadagnano bene, molto bene. Stessa cosa hanno fatto tanti altri, compreso il mio migliore amico.

      Che senso ha studiare in Italia se poi vai a vedere che un idraulico, un elettricista, un meccanico, un tecnico in generale, guadagna più di un ingegnere? Che se faccio il cuoco 5 anni in Australia e poi mi apro un ristorante coi soldi che ho risparmiato mi porto a casa (dopo aver pagato dipendenti e fornitori) 4/5k puliti al mese (come ha fatto il fratello del mio migliore amico)?

      Io prendo uno stipendio dignitoso, sopra la media per i miei coetanei, ma se domani mollassi il mio posto di lavoro e decidessi di andare in campagna con mio padre, prenderei tre volte tanto. Ed infatti sto valutando che se nei prossimi 4/5 anni non riesco a passare alle posizioni dirigenziali mi licenzio e vado a fare l’agricoltore.

      Perché studiare allora? Per la cultura? La cultura non mi da da mangiare e me la posso fare anche al di fuori della scuola e del lavoro, tra l’altro.

    18. Smallballsyesssss on

      Le università statali sono obsolete, per una persona che non viene mantenuta è praticamente impossibile participare, e online ci sono solo le università telematiche che non contano nulla nel privato.

    19. Penso a mia moglie con tre lauree e una famiglia certamente non ricca, non importa quanti soldi abbia la tua famiglia, importa quanto siano stati capaci i tuoi genitori a condurti verso una buona istruzione. (E quanta voglia hai di studiare)

    20. Emotional_Chad4925 on

      Il problema principale è che chi è laureato in Italia si trova a dover fare spesso lavori in cui non è necessaria una laurea

    21. Il titolo del tuo post è sbagliato. I figli dei laureati sono circa il 60% del totale, completamente in linea col resto d’Europa. Non c’è motivo di mettere in rilievo l’Italia e 60% non è “quasi solo”.

      Forse volevi dire “si laureano quasi solo i figli dei diplomati”, visto che quelli sono l’85%.

    22. MostPrestigiousCorgi on

      Non è che servivano le grandi indagine combinando i dati per realizzare come l’ascensore sociale è progettato per stare bello fermo.

      Basta che vedi quanto “aumenta” il netto in busta paga all’aumentare del RAL

      Nel frattempo chi ha ereditato i locali in centro li affitta al kebabbaro a 4k al mese ed anche se passa la mattina a sniffare la vernice non sarà mai raggiunto dal laureato figlio del netturbino che lavora a Deloitte

    23. Straight_Teacher7489 on

      È proprio l’ossessione per il corso/fuori corso che allontana i giovani dall’università. Nella altre università europee è assolutamente normale impiegare molti più anni di quelli del corso, quasi nessuno si laurea in corso ma i laureati sono il doppio.

    24. Io spero che l’emergere delle telematiche (private) dia una svegliata al sistema pubblico, spesso fermo a 15 anni fa.

    25. I miei genitori (non laureati) avrebbero voluto fortemente che io mi laureassi, sono stato io a preferire di no.

      Mio fratello minore è laureato e sta facendo la seconda per dire. (guadagno molto più di lui per ora)