The Australian government’s decision to implement a social media ban for under-16s has sparked debate around the world.

Even in Europe, and in Italy, there are proposals in this sense.

As a neurologist, I cannot help but have doubts about the measure itself, although I recognize that the need to protect the health of adolescents must be a priority and I myself have written a book on the damage of social media, driven by this concern.

The social media ban risks being a simplistic and partial solution to a complex problem: children will also be cut off from their network of virtual friends, they will continue to see adults who often misuse the tool that is closed to them, they could turn to even more dangerous and opaque tools on the internet, they risk arriving even more unprepared and eager for transgression when the ban threshold is exceeded.

The scientific literature is clear in this sense, the most effective measures to help adolescents in managing technology are educational ones, i.e. the teaching of cognitive-behavioral techniques that help to achieve conscious and critical use of the tool.

And therefore, I declare myself against a social media ban, given that the minimum age indicated in the ToS of 13-14 years must be respected. The restrictions could be replaced immediately by concrete strengthening of parental control, some examples: double verification for login, daily time limit for scrolling, automatic warning for interaction with certain contents.

The long-term objective should be the digital education of millions of adolescents, starting from schools, carried out with sector experts who would help children develop the skills necessary to be able to defend themselves from the risks of social media.

Gli adolescenti vanno guidati all'uso consapevole dei social network: perchè sono contrario ad un social media ban.
byu/Dr_Neurol initaly



Posted by Dr_Neurol

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23 Comments

  1. Suitable_Ad_4371 on

    >Il social media ban rischia di essere una soluzione semplicistica e parziale ad un problema complesso: i ragazzi verranno tagliati fuori anche dalla loro rete di amicizie virtuali, continueranno a vedere gli adulti che usano spesso male lo strumento a loro precluso, potrebbero rivolgersi a strumenti ancora più pericolosi e opachi in rete, rischiano di arrivare ancora più impreparati e desiderosi di trasgressione al momento in cui viene superata la soglia anagrafica del ban.

    Non e’ una soluzione semplicistica, da neurologo (…) dovresti conoscere i vari danni che provocano i social e Doom scrolling, le amicizie “virtuali” si possono anche coltivare su WhatsApp ( ma solo io sono di quella generazione che mandava migliaia di SMS e si doveva fare le promo per non andare in bancarotta?)

    Come fai a dire che un adulto usa male uno strumento? Quali sono gli altri strumenti pericolosi ( la p0rn0grafia? spoiler i ragazzini di oggi iniziano a 11 anni senza mezza educazione sessuale)?

    >E quindi, io mi dichiaro contrario ad un social media ban, a cui potrebbero essere sostituiti nell’immediato dei concreti rafforzamenti del parental control, alcuni esempi: doppia verifica per il login, limite di tempo giornaliero per lo scrolling, warning automatico per l’interazione con certi contenuti.

    Il famoso ed efficacissimo parentale control, il limite tempo giornaliero lo puoi impostare gia’ da adesso, warning per certi contenuti?(fai prima a chiudere twitter e Instagram, che poi trovi pure su YT ), mentre il Doom scrolling non dovrebbe essere proprio permesso dalle app

    >L’obiettivo sul lungo termine dovrebbe essere l’educazione digitale di milioni di adolescenti, a partire dalle scuole, fatta con esperti del settore che aiuterebbero i ragazzi a sviluppare le competenze necessarie per potersi difendere da soli dai rischi dei social.

    I genitori no?

  2. dovresti parlare con tutti quei genitori che pur di liberarsi della rottura di palle dei figli gli appiccicano pad e smartphone gia dall’eta in cui possono reggerli con le mani e, believe me dove ti giri ne vedi a bizzeffe,chiaro che un bimbo assorbira quello che gli arriva dagli smartphopne.

    ora dal mio punto di vista il divieto dei social non e’ tanto per i pupi ma piuttosto per i genitori che saranno costretti a prendersi cura direttamente dei loro figli ed e’ di conseguenza valido

  3. Gli adolescenti vanno guidati all’uso consapevole di alcol, droghe e gioco d’azzardo: perché sono contrario al loro ban

  4. Gli adolescenti. Mi sembra che sia un problema che riguarda ogni fascia d’età però i discorsi paternalistici di ban, l’uso consapevole o altro riguardano sempre gli altri.

  5. Investire sull’educazione risolverebbe molti problemi, non solo l’uso dannoso dei social. Ma purtroppo non mi pare il nostro governo attuale voglia seguire questa strada… anzi.

  6. StrongFaithlessness5 on

    Gli under-16 non hanno bisogno di social network. Non stiamo parlando di bannare internet, chiamate o messaggi, ma solo dei social network (facebook, Instagram, TikTok).

    Il fatto che stiano tentando di far credere che sia un ban a tutto la dice lunga su quanto le compagnie abbiano il terrore di vedere i loro introiti ridotti.

    C’è una bella differenza tra chiacchierare su internet delle proprie passioni e rendere visibile al mondo intero la vita privata di bambini e adolescenti.
    Io sono a favore del ban perché se la scelta avviene da parte di 1 genitore su 20, il figlio viene emarginato, ma con il ban magari saranno 15 bambini su 20 a non avere i social e quindi non ci sarà questo rischio di emarginazione di cui parli anche tu. Se poi qualcuno vorrà usare i social lo potrà fare dopo i 16 anni, non è un ban a vita dai…

    EDIT: corretti alcuni typo.

  7. C’è un “piccolo” problema:

    **Coloro che dovrebbero insegnare l’uso consapevole di Internet ai ragazzini, ossia docenti. genitori e nonni, sono spesso e volentieri i primi ad essere semianalfabeti digitali.**

    La stragrande maggioranza della gente in età da figli/nipoti è approdata su Internet per colpa di Facebook e degli smartphone. Conoscono solo il mondo omogeneizzato, premasticato e predigerito dei “walled garden”. Perché ai tempi loro il computer era una roba da sfigati, da cui stare alla larga.

    Di conseguenza, non hanno mai sviluppato una vera alfabetizzazione informatica.

    Sono nient’altro che l’equivalente moderno dell’utonto doppiocliccante di venticinque-trenta anni fa; quelli che sapevano fare due cose in croce tipo scimmia ammaestrata e ti andavano in crisi davanti ad un popup di errore, ovviamente chiuso senza manco leggerlo. Ulteriormente instupiditi da prodotti ingegnerizzati per essere utilizzati anche da un bambino.

    **Le persone competenti sono l’eccezione, non la regola. E parlo di competenza da** ***utente consapevole***; mica pretendo che diventino tutti sistemisti, sia ben chiaro questo.

    **Quindi, qualsiasi tipo di formazione tu voglia fare ai ragazzini… beh, prima ancora DEVI farla ai loro genitori e nonni.**

    **Altrimenti non hai speranze di successo, perché per quanto bene possa lavorare la scuola** (ed è altamente opinabile che ci si possa riuscire, guarda che casino è stata *ed è tutt’ora* la DDI…) **poi quando il ragazzino varca il cancello, la famiglia ti disfa tutto il benfatto.**

    **Tanti auguri a convincere una persona di trenta, quaranta, cinquant’anni che deve farsi il “corso di recupero” di alfabetizzazione digitale. Davvero, tanti auguri.**

  8. La misura è sicuramente semplicistica ma dal mio punto di vista una regolamentazione in tal senso era necessaria.
    I social ormai sono agglomerati di contenuti non più uno strumento per connettersi. Il 90% del tempo passato sui social è antisociale visto che dando la priorità ai reels ci si estranea dal mondo. Nessuno vuole bloccare Whatsapp o i videogiochi online, solo i social cancerogeni 

  9. Io ho un parere simile, ma per una motivazione ben diversa:

    in un’era di informazione direttamente pilotata è secondo me fondamentale mantenere quante più forme di informazione possibile. Chiaro, ANCHE i social sono influenzabili e pilotabili, ma rimane un fatto che circolano molti più dettagli su di essi che sui media tradizionali e per me è fondamentale che un sedicenne o quattordicenne possa informarsi “autonomamente”.

    Guardate faccio due esempi:

    1) la questione palestinese. Se non fosse stato per i social non ci sarebbe stata nessuna mobilitazione, nessuno scambio di informazioni, nessuna documentazione del genocidio in atto. Ora, voi direte, eh, ma vieti solo ai giovanissii, il resto del mondo si informa.. sì, ma così sembra quasi che “tuteliamo” i giovani dall’informazione, mentre secondo me è importante che abbiano accesso diretto.

    2) la questione Epstein. Le informazioni reperibili sui social sono molto, molto, molto più dettagliate deelle poche notizie riportate dai media normali. Anche lì, un sedicenne che diventa diciottenne nell’arco di due anni, che sono tempi “normali” per lo sviluppo e l’esplorazione di situazioni importanti come queste e poi va a votare si inizia a formare già a sedici anni, seguendo gli sviluppi notizia per notizia. (Per dire l’interesse delle destre mondiali a supportarsi a vicenda, anche se ovvio, è uscito da poco, presto questa notizia sarà seppellita, ma un giovane che la scopre oggi, magari non la dimentica, un diciottenne che attiene accesso non la saprà mai probabilmente…)

    Poi esistono “softban”, si può implementare un obbligo di tempo limite, si può implementare il divieto al consumo di contenuti brevi, ci sono forme alternative che vanno a fermare i comportamenti predatori causanti dipendenza, senza vietare l’accesso alle informazioni..

    Palestina, Iran, Minnesota, Epstein, sono tutti temi trattati veramente poco e non approfonditamente dai media tradizionali per motivi che conosciamo troppo bene, ma un ragazzo sui scial, pilotati o meno che siano, probabilmente ci si imbatte e almeno si fa una opinione..

  10. Argomenti cazzate usati solo per imporre un Digital ID come in UK. Dei giovani non gliene importa niente.

  11. ho già visto parecchi post di OP, si oppone al ban, millanta libri e studi sulla questione ma non entra mai nei dettagli.

  12. MaterialThroat9904 on

    patente per usare i social per i genitori: chi non passa gli esami automaticamente gli blocchiamo le app a loro e alla prole.
    Nell’esame devono esserci sia domande di informatica, sociologia e diritto.

    Così torniamo a geocities.

  13. Grand-Rock-3443 on

    Discorso pieno di ipocrisia borghese. Certe cose vanno affrontate in maniera drastica, altrimenti si aiuta solo chi ha gli strumenti per aiutarsi da solo. 

  14. non servono tutte ste menate per essere contrari, basta sapere che le aziende private che verificano l’età dell’utente tramite documento sono perlopiù affiliate a openAi o a palantir oltre che con sicurezza ridicola, ergo non mi fido a dargli nessuna informazione o documento.

  15. Gli adolescenti vanno guidati all’uso consapevole della Vodka: perché sono contrario ad un alcohol ban

  16. 1. E chi li educa ‘sti ragazzi, con che soldi?

    2. Perche’ bisogna educarli? Perche’ alcune sono piattaforme basate su meccanismi ludopatici / addittivi oppure che si rifiutano di moderare determinati contenuti sensibili.

    Questi problemi non c’erano sui vecchi forum, mailing list o usenet, perche’ quelli erano strumenti gestiti da umani responsabili con interesse per il bene degli utenti mentre la maggior parte di quei social sono fogne in cui non dovrebbero stare anche molti 60enni.

  17. > La letteratura scientifica è chiara in tal senso

    Citare una pubblicazione e chiamarla “la letteratura scientifica” è una cosa estremamente disonesta. La cosa più grave è che probabilmente ci credi veramente.

  18. Ho 29 anni. Sono praticamente un nativo digitale.

    Bannare i social media ai più giovani è una gigantesca stronzata.

    In primis, perché i giovani sono più furbi e ti fottono trovando varie scappatoie.

    In secondo luogo, perché così i social media se ne possono tranquillamente lavare le mani di tutta la merda che postano.

    E per ultimo punto…questa è solo una manovra del cazzo per prendere i dati delle persone scannerizzando carte d’identità e quant’altro. Con questa cosa di “Pensate ai bambini” ci hanno fatto le peggio porcate, soprattutto a livello di privacy.

    Al posto di vietare i social media ai giovani, chiediamo a Concettina da Rovigo di non dare il suo telefono al suo pargolo di 7 anni per farlo stare muto, ma piuttosto comprargli un Game Boy Advanced o un Nintendo DS che costano poco e sono meno dannosi.

  19. Extreme-Thing-7168 on

    Perché da neurologo sei contrario? Non esistono prese di posizione ufficiali da parte delle societa’ di neurologia, anzi molti neuropsichiatri infantili sono a favore.