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9 Comments

  1. Bisogna vedere quante delle auto con oltre 20 anni circolino davvero. Tieni conto che oltre i 30 posso essere iscritte al registro delle auto storiche e non ci paghi il bollo, quindi magari sono tenute in garage e non usate o usate solo per eventi. Imho, avrebbe avuto senso distinguere più che altro le auto fra i 20 ed i 30 anni, indicando magari anche la percorrenza media.

  2. Da una parte c’è una selezione economica sotto gli occhi di tutti. Le piccole officine familiari chiudono, oppure non trovano qualcuno disposto a prenderne il posto. Restano – o nascono – strutture più grandi, spesso legate a reti ufficiali, franchising, catene. Il numero complessivo delle autofficine scende, ma quelle che sopravvivono sono più grandi, più attrezzate, più automatizzate. Dall’altra pesa la composizione del parco auto. Tantissime vetture sono vecchie e hanno un valore di mercato quasi simbolico. Quando una riparazione costa troppo rispetto a quanto vale l’auto, o si rottama, o si tira avanti come si può.

  3. Ma è possibile che non si crei una sorta di società grande di officine che lavorano con un sistema organizzato?

    tantissime ufficine che lavorano male

  4. Sarebbe stato utile avere anche il numero di impegati nel settore autoriparazioni. Da quello che so (ho un amico meccanico) il settore è abbastanza fluido e molti meccanici decidono di mettersi in proprio o unirsi tra di loro per creare una nuova officina. Se magari c’è stata una propensione all’accorpamento per creare officine più grosse il dato non sarebbe necessariamente negativo.

    Per colore: il mio amico ha avuto il suo primo lavoro in una officina dove c’erano 3 responsabili e 2 meccanici impiegati, lui e un altro, a detta sua i tre capi passavano tutta la giornata a discutere tra loro senza mettere mai mano a una auto, quindi la baracca tirava avanti solo grazie ai sottoposti. Ora per fortuna lavora in una officina più grossa e seria.

  5. Hard_Reset7777 on

    Incredibile. Nei paesi dove i trasporti pubblici peggiorano (sovraffollamento e poca capillarità per provincia e le case sparse) e la gente non ha soldi per comprare auto, il numero delle auto aumenta sia di numero sia per anzianità media.

    Assolutamente inaspettato.

  6. Un tempo le autofficine erano ovunque, anche nei locali che solitamente erano adibiti a negozi. L’importante è che le vetrine anteriori fossero abbastanza ampie da fare entrare una veicolo e che il soffitto fosse abbastanza in alto.

    Ora queste attività, specialmente sotto i palzzi, non sono più apribili per via delle normative sulla sicurezza, quindi man mano che i proproetari chiidono, non possono essere cedute.

  7. E’ l’inebitabile evoluzione del nanismo aziendale.

    Le aziendine familiari, improvvisate, con una pessima organizzazione non reggono la modernità.

    Tradizionalmente l’officina l’ha sempre aperto uno che magari ne sapeva di meccanica ma assolutamente niente di gestione.

    Oggi le auto sono diverse, l’elettronica ha un peso sempre maggiore e la gestione non è più un dettaglio ma la base. E’ chiaro che prosperano i franchising e le officine autorizzate grandi perché la casa madre non da in mano a un improvvisato la reputazione del suo marchio.

    Se estendiamo il discorso ad altri settori è uguale, questo però è un ottimo esempio.

  8. Non voglio fare il boomer della situazione, ma la mia SLK (che ormai ha 16 anni, l’ho presa usata tre anni fa) non mi ha mai fatto vedere una spia diversa dal “fai il tagliando pezzente”, la Fiesta di mia mamma, anch’essa del 2010, pure va ancora tranquilla, la mia vecchia Seicento del 2002 che ho dato a mia fratello avrà pure la parte elettrica completamente a puttane, ma continua a camminare come quando era nuova. L’unico con la macchina nuova è mio padre (Grandland X del 2024) e ha già perso un cilindro una volta mentre stava in vacanza a 1000 km da casa, in più ha la infamosa cinghia a bagno d’olio che deve sempre starci attento.

    Esperienze personali, per carità di dio, ma macchina vecchia = più spesso dal meccanico non è affatto automatico