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32 Comments

  1. Chi deve capire, non capirà, ma io sono completamente d’accordo, ridurre la dipendenza da gas e petrolio oggi dovrebbe essere la prima cosa da fare.

  2. AkagamiBarto on

    Beh è una cosa che dovevamo capire già dall’invasione russa in Ucraina, purtroppo le lobby dell’energia non aiutano.

    Servirebbe proprio un governo diverso, e non parlo né del PD, né dei cinque stelle.

    Serve davvero qualcosa di radicale.

  3. Rupan_Sansei_06 on

    Concordo. Prima l’Europa diventa energeticamente indipendente, prima ci liberiamo di tutta una serie di conflitti di interessi a cui ci sottomettiamo.

  4. Adesso ce ne siamo accorti? Spendi spandi effendi di Rino Gaetano è uscita 50 anni fa.

  5. Ma anche quella nei confronti degli Schiavi Uniti d’Israele. Ma intanto presto o tardi entreremmo in guerra, solo allora l’Italia potrà avere qualche chance di scrollarsi un po’ di stupidera da addosso 🤷 

  6. TimeTraveller-01 on

    Biocombustibili, fotovoltaico ed eolico a nastro dovrebbero essere la base.
    Bonus auspicabile, i mini reattori.

  7. Credo che debba essere, come sempre, una cosa che parte dal basso come privati (e fortemente incentivato dallo Stato).

    Mettere un pannello fotovoltaico sul tetto, una pompa di calore e, per quanto possibile, ridurre la dipendenza da combustibili fossile (ed addirittura passare a un veicolo elettrico) sembra la cosa più lungimirante nel lungo periodo, anche se nel breve è abbastanza onerosa.

    È un discorso da acqua calda, lo so, ma vedendo lo stato attuale della maggioranza della popolazione non posso fare a meno di ribadirlo.

  8. Con l’attuale governo, e anche quelli passati, non credo sia possibile, serve una svolta radicale

  9. È quasi come se tutti i discorsi portassero a un’unica soluzione che nessuno vuole ammettere ☢️

  10. Forse non è ancora abbastanza chiaro: non è che siamo padroni noi di decidere se possiamo sostenere ancora la dipendenza da combustibili fossili. Ci sono altri che si preoccupano di decidere al posto nostro, la sudditanza è direttamente a monte del processo decisionale.

    Ecco perchè non si riesce a fare nulla, perchè qualcuno spinge affinchè non si faccia nulla per uscire da questi equilibri.

  11. VenetoAstemio on

    Bene, e ora la domanda è: come lo facciamo?

    Sono circa 4 EJ (10^19J) di energia derivante dai combustibili fossili che usiamo all’anno, che fanno una baseline all’incirca di 47GW, ovvero:

    * Una 40ina di reattori nucleari di taglia grande.
    * 1200 km2 di pannelli fotovoltaici a 40MW/km2.
    * 3100 km2 di turbine a una stima molto ottimistica di 15MW/km2

    Col nucleare non riusciamo manco a decidere dove fare il deposito scorie nazionale da anni, non abbiamo esattamente tanto vento, quindi molto probabilmente ci conviene andare di solare a gogo.

    È arriviamo all’eterno problema delle rinnovabili: quando non c’è il sole che si fa? Perchè le batterie costano ancora tanto.

    Preghiamo che alla gente venga un pò di amore per l’atomo come ce l’hanno in Francia?

  12. A grandi linee concordo sulla diagnosi: non impariamo dalle crisi e la dipendenza dai fossili è insostenibile. Ma l’articolo cade nello stesso errore ideologico che denuncia, solo ribaltato: tratta la scelta come fossili vs rinnovabili, ignorando il nucleare. E senza nucleare, almeno nel mix di lungo periodo per baseload e industria pesante, parlare di uscita dai fossili rischia di essere a sua volta un po’ di pensiero magico.

  13. surprised pikachu face

    Adesso mi aspetto un articolo che dica che dipendere militarmente dagli stati uniti non sia sostenibile

  14. No_Squirrel_italy on

    Esatto, io lo penso e dico da 15 anni.

    E lo ho messo in pratica da 6: 3 macchine elettriche, fotovoltaico con batterie, cucina a induzione, pompa di calore per riscaldamento.

    Non uso più ne diesel/benzina ne gas.

    Fanculo agli americani, arabi, russi e compagnia bella.

  15. Raga, il problema qui è semplice: chi controlla ‘sta roba sono gli stessi che controllano il mondo.

    Noi continuiamo a vivere nella strana illusione che “ricchi” e “potenti” siano due cose distinte, che i governi siano una cosa e i gruppi di interesse un’altra. Ma non è così.

  16. ANewHopeMusic on

    La crisi dello stretto ci lascia? Non è ancora detta l’ultima parola secondo me.

    Considerato che adesso c’è il casello per un passaggio che prima era gratuito per tutti, non aspettiamoci di vedere i prezzi scendere, anzi.

  17. Non è servito a nulla; finché una crisi causata dalla mancanza dei carburanti o da un loro prezzo a valori insostenibili non colpirà duro, in tutta Europa, per mesi (come avvenne col Covid), non cambierà nulla di sostanziale.

  18. Innanzitutto ringraziate chi votò contro il nucleare (e chi oggi, ancora, si ostina ad essere contro). Avessimo avuto anche solo 4/5 centrali nucleari avremmo di molto abbattuto i rischi.

    Detto questo, uno dei grossi problemi sono i NIMBY, i quali de facto sono un grosso ostacolo allo sviluppo delle rinnovabili. Senza mezzi termini, se volessimo sfruttare di molto il solare (ad esempio) dovremmo fare come in Cina dove devastano l’ecosistema di intere colline e tratti pre-montuosi per tappezzare tutto di pannelli solari; una cosa del genere, però, sarebbe impensabile da noi, dove esistono millemila vincoli paesaggistici e nessuno vuole avere “ferraglia” che si vede fuori dalla finestra. Altro esempio. può essere l’eolico (di cui non sono grandissimo fan) che richiederebbe il deturpare grosse quantità di territorio adatto (dove spira un vento continuo e/o adeguato).

    Non basta dire “facciamo le rinnovabili”; bisogna poi farle nel concreto le opere necessarie.

  19. tierratanmala on

    Possiamo frignare quanto ci pare, sinché non si elimina la possibilità di speculazione non avremo delle infrastrutture funzionanti.

    Perché a nessuna azienda interessa produrre infrastrutture funzionanti, l’importante é mangiarci sopra il più possibile.

  20. Lo stato sta facendo qualcosa per il solare? Dico solare solo perché è quello più semplice e immediato da fare, ovviamente poi si deve continuare con tutto il resto.

  21. GianlucaDeCristofaro on

    Impianti off-grid ed un veicolo elettrico almeno di backup, dovrebbe essere abbastanza per cominciare a farglielo bere.

  22. Il concetto è giusto, dire che niente si muove è sbagliato e controproducente.

    Negli anni 90 le rinnovabili rappresentavano circa il 15% del totale in italia, prevalentemente idroelettrico. Oggi siamo intorno al 50%.

    Si può fare di meglio? Certo che sì. Si può aumentare tantissimo l’eolico, dismettere definitivamente il carbone, aumentare il geotermico (in certe zone), pensare al nucleare (anche se è più a lungo termine).

    Un mix energetico ideale sarebbe 70% rinnovabili, 25% gas e 5% accumulo (batterie). In questo caso il gas serve da stabilizzatore dei picchi e una quantità del genere la diversifichi piuttosto bene riducendo il rischio di essere dipendenti da paesi critici.

    L’Italia avrà tanti difetti ma una politica seria energetica esiste. Migliorabile, sicuramente, ma esiste, è seria ed è un’emanazione dell’ ENI.

    Per me resta critico l’atteggiamento nimby di una buona fetta della popolazione e non parlo solo del nucleare: non volere l’eolico in sardegna preferendo le centrali a carbone attuali è veramente da mal di testa.

  23. VecchioDiM3rd1955 on

    Io sono della generazione X e mi ricordo di come negli anni ’70 il problema della crisi energetica fosse presente. C’era anche una canzone per bambini cantata da Loretta Goggi “Cicciottella” del 1979 che affrontava l’argomento.

    Sono cinquanta anni che in Italia, pur essendo ben consci del problema si e’ fatto poco o nulla per risolverlo.

    Come han gia’ detto gli altri una delle cose che manca in Itala e’ il nucleare. Ma anche altre fonti rinnovabili come il solare e l’eolico sono poco sfruttate, mentre l’idroelettrico avrebbe ancora qualche percentuale di miglioramento.

    Ma d’altra parte negli anni si e’ assistito al favorire uno stile di vita energivoro.

    Da una parte il trasporto pubblico in Italia e’ stato ridotto in molti casi, con il progressivo abbandono di tram e filobus a favore dei mezzi a combustione interna, ed allo stesso modo molte tratte ferroviarie sono state chiuse, e molti scali merci han fatto la stessa fine, aumentando quindi l’incidenza del trasporto su gomma. Negli anni poi si sono costruiti molti centri commerciali ed aree residenziali pensate per poter essere raggiunte solo in automobile, invece di avere strutture miste. Il risultato e’ che per i trasporti, sia di merci che di persone si e’ diventati dipendenti dai combustibili fossili ancora piu’ forse che negli anni ’70.

    Siamo alla fine in grosso ritardo su questi punti, nonostante la sveglia sia arrivata cinquanta anni fa. Certo non ha aiutato il greenwashing ed i movimenti sedicenti ecologisti che si sono messi contro alle rinnovabili ed al trasporto pubblico.

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    Come esempio, un reperto storico del 1989 in cui su Stampa Sera viene riportato che Lista Verde, Lega ambiente e Democrazia Proletaria protestano per il tram 3 in piazza Hermada a Torino.

  24. Zealousideal-Peach44 on

    “Sono d’accordo, basta che il conto per la transizione energetica me lo paghi qualcun’altro…”

  25. MarcoTarditi on

    L’unica cosa che c’è da imparare da sta storia è che dovremmo vietare ad americani e israeliani di uscire dai loro confini, con un muro o le bombe, spendere per spendere almeno non hai rotture di cazzo ogni 2 giorni.

  26. Warm-Economist-2964 on

    Verissimo, non capisco perché la classe politica non parli affatto di investire nello short term in rinnovabili e long term nel nucleare, soprattutto quando in italia esportiamo moltissimo know how e componenti per l’energia nucleare

  27. Nel ’73 ci fu una crisi petrolifera ben peggiore di questa e 50 anni dopo siamo ancora qua